Giorgio Rocca | The Artist
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The Artist

ABOUT THE ARTIST

Giorgio Rocca was born in Udine, on September 21th 1959.

Giorgio Rocca è nato a do my paper for me Udine il 21 settembre 1959.

In 1968 he moved with his family to Turin, where he continues the studies attending the State Artistic High School “Renato Cottini”. Guided from master Luigi Delleani, that transmits him the taste for classic painting, well acquainted with knowledge of several techniques,in particular the use of painting oil and the glazing. Rocca achieves the diploma of Artistic Maturity in 1978. In 1979 he partecipates to the first collective exhibition of painting and graphic.
He carries out for some time an activity of graphic, executing some works in advertisings field.

In the meantime he begins to attend the study of the elder siblings Luigi and Lucia, painters already asserts, that guide him in the improvement of the techniques, allowing him to cheap essay writing service continue an intense search and experimentation activity.

In this period he executes different studies and reproductions of classic works, dwelling in particular upon the stylistics search of the great Flemish and Spanish painters of XVII century, masters in the representation of still life, of which he appreciates and he shares the tiny precision of sign and careful realistic execution of the details.
He paints for various galleries and art merchants. He participates to some exhibitions as in Italy than abroad. His painting in particular is characterized from the somewhat rigorous description of composition reasons of remote and nostalgic memory, to which he is strongly bounded, nearly to wanting to recover a by now last world substantially but still for he never fascinating and meaningful how much.

 

Currently he lives and he works in Turin.

Si trasferisce con la famiglia a Torino nel 1968, dove prosegue gli studi frequentando il Liceo Artistico Statale “Renato Cottini”. Guidato dal Maestro Luigi Delleani, che gli trasmette il gusto per la pittura classica, viene da lui introdotto alla conoscenza delle varie tecniche, in particolare all’uso della pittura ad olio e della velatura. Consegue il diploma di Maturità Artistica nel 1978.  Nel 1979 partecipa alle prime mostre collettive di pittura e grafica.
Svolge per qualche tempo l’attività di grafico eseguendo alcuni lavori in campo pubblicitario.
Nel frattempo inizia a frequentare lo studio dei fratelli Luigi e Lucia, pittori già affermati, che lo guidano nel perfezionamento delle tecniche, permettendogli di continuare un’intensa attività di sperimentazione e di ricerca.
In questo periodo esegue vari studi e riproduzioni di opere classiche, soffermandosi in particolare sulla ricerca stilistica dei grandi pittori fiamminghi e spagnoli del XVII secolo maestri nella rappresentazione della natura morta, di cui apprezza e condivide la minuta precisione di segno e l’esecuzione realistica attenta ai dettagli.
Dipinge per diverse gallerie e mercanti d’arte. Partecipa ad alcune mostre sia in Italia che all’estero.
La sua pittura è in particolare caratterizzata dalla descrizione alquanto rigorosa di motivi compositivi di remota e nostalgica memoria, ai quali è fortemente legato, quasi a voler recuperare sostanzialmente un mondo ormai passato ma ancora per lui quanto mai affascinante e significativo.
Attualmente vive e lavora a Torino.

Studio
studio
Exibitions

Otto Gallery, Salisburgo (Austria), 1993

Italian Government Cultural Office, S.Francisco, California, 1994

Galleria Lo Scorpione, Torino, 1999

Francoforte Kunstmesse, 2000

“VIEWS ON GHETTO” , Sala Midrash Leone da Modena, Venezia, 2005

Museo Ebraico,Venezia, 2005

Italian Institute of Jewish Culture of Tel Aviv, 2006

The U. Nahon museum of Italian Jewish Art, Jerusalem, 2006

“DETAILS”, Galleria S. Giorgio, Portofino, 2006

“L’INTRAMONTABILE SERENISSIMA”, A&D Art Gallery, Como, 2008

“AUTOMOTORETRO”, Lingotto, Torino, 2011

“AS TIME GOES BY”, Melori & Rosenberg Gallery, Venezia, 2015

“PLASTIC POWERS”, Melori & Rosenberg Gallery, Venezia, 2016

Reviews

“In the collective mind, the sea represents the infinite, the unattainable, the incomprehensible: it defies containment and understanding. The sail represents freedom, wind-powered motion, natural energy.

 

The painter Giorgio Rocca’s eyes look at the blue expanse and the unfurled sails from an unusual perspective: they magnify to be able to see, they zoom in to immerge in the deep. Thus the sea is reduced to a fragment, almost a cut-out. It takes on a completely different nature to that which, as epos and myth have sung about since the dawn of time, challenges us to daring deeds and to adventure. The sail, foreshortened, is folded over, at rest, despite the command “Carguez la toile!”.

 

The artist brings details into focus, and he reproduces them with virtuosity. He holds up a magnifying lens to reveal the hidden meaning of things: to take on the sea there has to be a sail, and to hoist the sail, a secret and hidden world of motion is set off.

 

A perfect jigsaw, like clockwork, given the studied intricacy of ropes and cables, nuts and bolts. As if to underline that it is the parts that make the whole thing work; those parts reproduced painstakingly, rendered with such accuracy thatthey transcend reality: more real than real, hyper-real. And yet, upon closer inspection, they don’t have the shine and brilliance of brand new objects, just unwrapped, unused. They carry slight traces of time: residues of brine, a touch of rust, the delicate signs of wood that has lived its life and that still braves the sea.

 

Even toys, another leit-motiv of the artist, bring us back to bygone days: old toys made of tin, having survived the attacks of time, found in a old suitcase. Toys perfectly preserved, and yet played with: a scratch, an imperceptible flaking of the paint, a wrinkle in the leather of an old-fashioned skate, a dog-ear in the comic from a long gone childhood, dug up from a long-lost bag, yet astoundingly well preserved, perfect and worn at the same time. All it would take, however, is to wind up the toy to impart that movement again. An invisible yet possible motion, like that hinted at with the sailing boats”.

 

Anna Tabbia

Reviews

“Nell’immaginario comune il mare è l’infinito, l’inarrivabile, l’incomprensibile, perché sfuggente all’abbraccio ed alla comprensione. La vela è il libero andare, il moto azionato dal vento, la spinta naturale.

 

Gli occhi del pittore Giorgio Rocca guardano distese di blu e vele spiegate da una prospettiva inusuale: rimpiccioliscono per poter vedere, restringono il campo per un’immersione nel profondo. Così il mare si riduce ad un frammento, quasi un ritaglio, ed ha tutt’altra natura da quella che, come epos e mito hanno cantato dalla notte dei tempi, costringe ad ardui cimenti e all’avventura.
La vela, ritratta di scorcio, è ripiegata in se stessa, in riposo, nonostante l’imperativo”Carguez la toile!”.

 

L’artista mette a fuoco i dettagli, e quei dettagli restituisce virtuosisticamente.
Impugna la lente d’ingrandimento per rivelare il significato riposto delle cose: perché il mare venga solcato ci vuole la vela e, per issarla, si muove un mondo segreto e nascosto.

 

Un perfetto gioco ad incastro, quasi un meccanismo ad orologeria, dato l’intreccio studiato di corde, gomene, viti e bulloni.
Come a sottolineare che sono i particolari ad azionare l’insieme; particolari restituiti con minuzia, resi con tanta accuratezza da trascendere la realtà: più veri del vero, iperreali. Eppure, a bene vedere, dell’iperrealismo non hanno la brillantezza e lo scintillio proprio degli oggetti nuovi di zecca, appena sballati, inusati. Portano leggere tracce del tempo: residui di salsedine, un filo di ruggine, i delicati segni del legno che la sua vita l’ha fatta ed i mari ancora li solca.
Anche i giocattoli, l’altro leit-motiv dell’artista, riportano al tempo che fu: sono i vecchi balocchi di latta, superstiti agli attacchi del tempo, usciti da una valigia di gusto retro. Giochi perfettamente conservati, eppure comunque giochi giocati: un graffio, una impercettibile scrostatura di colore, la riga al cuoio del pattino di antica fattura, la piega al fumetto di una infanzia andata e, dissepolta dalla borsa di un tempo, rimasta prodigiosamente imbalsamata, con tanto di perfezione ed accorta usura. Tuttavia basterebbe girare una chiave per imprimere di nuovo il movimento. Un moto invisibile ma possibile come quello, suggerito soltanto, delle barche a mare.”

 

Anna Tabbia